There's no future...

E' il 1977...un belmillenovecentosettantasette nuovo di pacca, intonso e levigato come un sasso di fiume...io sono un fanciullo digiuno, imbrogliato e sfocato, e fuori è pure Settembre.

Mi sto allontanando dall'edicola del Franco, con in mano un Ciao 2001, storica capocciata musicale in auge ai tempi...che poi lo leggerò...

Ne ho comprati già un bel po' (per me, ai tempi della narrazione, un bel po' saranno stati 5 o 6) prima (di Ciao 2001) da quando mio cugino Saverio, il mio bel tenero scaldamano nelle sere delle vacanze postscolastiche campestri (una 500 bianca parcheggiata con un mangianastri ineluttabile ad irraggiare “Desire” di Bob Dylan tutt'attorno alla vallata ed ai tornanti della mulattiera che congiunge i nostri due villaggi, alberi di pioppo che sfrigolano e sfavillano dirompenti nel vento vespertino, partite in notturna a briscola con le carte dei puffi che c'erano in omaggio negli Albi Sprint), grande confidente e mio esempio di vita traversa, galeotta e rockenrollistica, mi ha prestato un'epica mezza dozzina di musicassette che rispondono al nome di:

-Tommy (the Who)

-Selling England by the pound (Genesis)

- Desperado (Eagles)

-Wishyouwerehere (pink floyd)

-Quadrophenia (the Who ancora)

-The piper at the gates of dawn (Pink Floyd ancora)

-…e qualcosa di jimi hendrix che non mi ricordo...(Jimi hendrix mai piaciuto)

-...e poi "Thedarksideofthemoon" che...umpphhhhfhhhhhhh......

Allora, dicevo...percorro la strada maestra del mio paesello con in mano un bel Ciao 2001 fremente e dirompente...e mica lo so che questa cosa mi sia attaccherà alla pelle e gli farà fare il girogirotondotuttigiùperterra...

In quei giorni il Ciao 2001 era uno specchio piuttosto fedele del panorama artistico-musicale nazionale ed internazionale dell’epoca; un uggioso tedio monotono ed insulso, scontato e scontentato falsopiano immoto e cristallizzato, paralitico, bolso, liso, consunto ed asfittico…in parole povere un opaco referto autoptico della situazione putrescente in atto.

Negli ultimi 7/8 anni non s’era discusso d’altro se non di tronfi mastodonti sporotricotici, unti e bisunti, che generalmente si spostavano caracollando in gruppi di 3-4 elementi enfi e sghembi per la broda d’alcool e barbiturici tellurici di cui erano soliti cibarsi, ed emettendo versi paradossalmente sghembi sottoforma di rubiconde e lardose suite anaffettive bifonchianti assoli torvi da 45 minuti e passa cadauno come minimo .

Il Franco, l’edicolante-tabacchino-valori bollati-profumaio-cartoleria di primo soccorso, nutriva un certo giustificato livido livore nei miei confronti.

A partire dai primi giorni del mese, da circa un lustro, pressappoco alle 7 di tutte le mattine che il Cristo Creatore scaracchiava sul globo terrestre (orario di apertura per lui, orario di partenza verso la Scuola Elementare Tito Speri per me), la scena che si ripeteva, in un loop sfibrante, sfinente e stremante era questa:

io: “Ciao! E’ uscito Alan Ford?”

lui: “No”

io: “Esce domani?”

lui: “No”

io: “Ciao!”

Alan Ford ovviamente usciva una volta al mese, e sempre e comunque dopo il 20.

Da qui il suo astio mal celato; d’altronde io DOVEVO mettere le mani sull’Alan Ford prima di tutti gli altri, ma soprattutto del Baru (prendete note del nominativo che se ne parlerà ampiamente in seguito), assolutamente ed inequivocabilmente.

Sto immacolato...ho 14 anni scarsi e mi sembra che tutto sia splendente di vernice fresca rossomela e rasoiante...potrei andare a comperare un pacchetto di patatine (di quelle con il palloncino omaggio - rosso - verde – oppure zebrato bislungo e petulante, echipiùnehapiùnemetta) alla forneria della Marta, oppure domani rimbalzare al cinema Astra dove danno quasi sicuramente "Grizzly l'orso che uccide"...ma adesso ho in mano questo bel ciao 2001 datato 4 settembre 1977-N.35-annoIX - L.450 che ha una copertina che sembra stonata come una pallina del calciobalilla che si schiaffa beffarda sull'omino del portiere...

C'è una premessa d'obbligo: il mio novellino gusto estetico era abituato a dei personaggi del presepio musicale abbastanza abbondanti di capelli, con giubbe inclini al decoro alamarico chartreuse, e chitarre a doppio manico incoraggiate dal virtuosismo dissenterico, e risvolti della giacca cangianti appoggiati ad un fracco di tastiere accatastate a mo' di cavallo di frisia contro non si sapeva bene chi e non si sapeva bene cosa e non si sapeva bene dove e come e perchè...

Eporcadiunaeva...la copertina stavolta riporta un tipo raffermo e sovraesposto, criniera fulva ed aspetto inappetente, dinamitardo che basta ed avanza, ed io intanto...

Ripeto, transito downtown, con la rivista in mano, e mi vado a sedere sullo scivolo delle scale che c'è davanti al pensionato delle suore (Ancelle della Divina Carità del Padreterno in persona fotografato e spillonato in cielo...può darsi).. e poi comincio a guardare...e mi accorgo che subito dopo il necrologio di elvsithepelvis spirato a memphistennessee ore 19.30 per crisi respiratoria vomitandosi nelle trippe, dopo le lettere al direttore (Titolo: "Vuole aiutare M.M. 60" - piccola posta del cuore della croceriossina al tossico fegatoso e triceratopo oppure "Sempre più sola" - appello al mondo di fuori da ragazza rosolata e circonflessa), dopo la foto dei ROKES, mi arriva San Sid Vicious in bellavista, con un maestoso giubbotto in pelle nera con basso incorporato che è veramente la fine del mappamondo, una battera dietro ed un microfono desertificato...il tutto in nero...poi la pagina successiva Johnny Rotten e i Damned, Eddie & the hot rods e gli Ultravox...fine.

Il tutto contornato da un articolo + discografia essenziale + scheda anagrafica di un punk rocker.

L'ho detto che lo leggerò..ed ora leggo la scheda anagrafica del Punk Rocker medio, la quale riporta testualmente che certa gente dalle parti di Londra e Nuova York sta facendo delle cose abbastanza fuori dalla grazia del mio buondio e che costoro hanno il colore nero come colore preferito, amano i Cheeseburghers (che per almeno 10 anni non saprò neppure che cazzo siano) e che se se si tratta di fare i compiti e di andare a scuola gli girano i coglioni...

Io sono stato, quasi fino ad ora, il primo della classe, per cui con i compiti non ho un grande rapporto conflittuale...ho appena finito la terza media e mi sono comportato bene dai padri Piamarta Comboniani, ottenendo un ottimo punteggio all'esame di fine anno (anche se mi ha dato veramente fastidio che non abbiano degnato di una sola occhiata la mia ricercata ricerca sul conflitto 1939/1945 ed miei disegnini dettagliati degli Stukas in picchiata...)

Di loro (padri Piamarta Comboniani) mi ricordo, in rapida successione:

1 - un campo da calcio in cui mi grattuggiavo le ginocchia in pomeriggi bellissimi ed assolati, ma alla fine c'era un muro ed i rigori dovevano sempre essere ribattuti perchè non si capiva mai se era gol oppure no.

2 - la pasta scotta e sciapa, antropomorfa a volte, oppure il riso che assumeva conformazioni carsiche e basaltiche, colloidali, ioniche e corinzie, nei nostri piatti senza alcuna decorazione.

3- grandi finestre sul lago (eccolo, per la prima volta citato, il benedetto lago come se fosse la mia casa e la mia lingua preferita) sempre chiuse però, le finestre, ed a volte anche con le tapparelle a mezz'asta. come di fronte ad una luce troppo intensa ed incostante, o ad un corteo funebre.

4 - i vestiti dei preti, sempre neri oppure meglio grigi (che neri era già troppo esasperato) pallidi e smunti, tremuli al sole ed alle temperature svezzate al cielo, mitigati solo dalle maniche a volte rimboccate.

5 - la palestra, a lato dell'edificio, in cui ci si gettava sui materassi gommapiumati mimando villani il salto in alto Fosbury.

6 - la scale che portavano alle aule, autentici viatici alle celle di clausura, con un bidello soprannominarto Otorongo a far da chiavistello alle nostre fughe...

7 - una fontana con grandi pesci rossi mesti, pesti e malinconici, nascosta nell'ombra fresca e brividosa sotto alle magnolie secolari del giardino…

Guardo le foto...ed hanno uno splendido colpo d'occhio, intendo i Punk Rockers medi, sono splendidamente acconciati, predisposti alla lotta ed agghindati (i Pistols su tutti, impeccabili e translucidi) e le foto in biancoenero non fanno altro che amplificare l'energia dirompente dell'impatto tra la loro portentosa avvenenza estetica e la mia fantasia paesana che, seduta sullo scivolo delle suore, sente che è settembre, un gran settembre, il settembre della mia prima irruzione nel mondo esterno pasciuto e sconosciuto.

Epperdio, la prima cosa bella che ho avuto dalla vita è lo sguardo guasto di GiovanninoMarcio che mi rimira in faccia, con atteggiamento imbronciato e smoderato, integerrimo e psicopurulento, da questa copertina autunnale.

Per ora è solo una foto, una dum-dum di fotografia imbiascicata da sovraesposizione...

……intendo dire (tutti mi chiedono) che farai? che farò? che faccio?

Vado al liceo, e checcazzo..e che vi credete...vado al liceo e vi fotto tutti...

Ed il rumore che usciva dalle pagine della rivista era pressappoco questo qui...(schiaccia il play del link e svieni...)

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